Storia

Questa è la storia del Gruppo Sportivo Alberino, nato nel lontano 1949 come terza società calcistica della città di Siena
Una storia gloriosa, raccontata tramite queste immagini, ricca di successi sportivi e di aggregazione sociale anche grazie al vecchio gruppo teatrale. L'Alberino è sempre stato e sempre lo sarà, il cuore pulsante del quartiere di Ravacciano che vive anche grazie la società rossonera.























 

















Perchè la Chiesa (e di conseguenza il gruppo sportivo) prese il nome Alberino? La risposta sta nel miracolo del bastone di San Francesco che divenne un leccio...
L’8 maggio 1612 il Padre Provinciale dell’Ordine Francescano fece tagliare ciò che restava del leggendario leccio della chiesa dell’Alberino e lo fece collocare sotto l’altare maggiore della chiesa di San Francesco per esporlo alla venerazione dei fedeli. Secondo la tradizione San Francesco, nel 1212, dopo aver predicato per alcuni giorni a Siena, si mise in viaggio ma, avvicinandosi l’oscurità, preferì sostare al romitorio di Ravacciano. La tradizione racconta che prima di entrare il Santo abbia piantato a terra il suo bastone e questo, durante la notte, abbia germogliato fino a diventare, la mattina, un grande leccio. Si dice anche che da quel giorno, anche in inverni particolarmente nevosi, intorno alla pianta la neve non attecchiva mai. Comunque, la fama del miracolo si sparse subito e cominciò per il sacro albero l’assedio dei senesi per i quali divenne un oggetto di devozione e intorno a questo si insediò la prima comunità francescana senese, dove ancora oggi sorge la chiesa detta dell'Alberino voluta, nel 1228, anno della canonizzazione del Santo dal Comune di Siena in suo onore. Nel 1236 i frati minori si erano trasferiti dalla originaria sistemazione vista troppo scomoda e distante ad una dentro le mura che, generalmente, viene individuata nella chiesa di San Pietro a Ovile. A poca distanza da questo edificio, nel 1255, fu terminata la prima chiesa di impianto francescano a Siena a lui intitolata dove oggi sorge l'omonima basilica. Per quanto riguarda il leccio sorto dal bordone di San Francesco, nonostante fosse protetto da una recinzione, era continuamente “assalito” dai fedeli che ne tagliavano rami e foglie per tenerli in casa come reliquie. Ridotto ormai ad un moncone, come ricorda una memoria registrata dal cancelliere del convento di San Francesco, in questo 8 maggio 1612 il Padre Provinciale dell’Ordine francescano lo fece tagliare e collocare sotto l’altare maggiore della chiesa dedicata al Santo. Il Romagnoli narra che nel 1637 il principe Leopoldo de’ Medici, allora Governatore di Siena, ordinò allo scultore Domenico Arrighetti di ricavare dal tronco una statua raffigurante il Santo assisiate. La statua, in un primo tempo donata ai Padri Conventuali e conservata in San Niccolò in Sasso, nel 1639 venne portata con una solenne processione alla chiesa dell’Alberino.



Girolamo Gigli, raccontando lo stesso episodio nel suo Diario, non nomina lo scultore e scrive che “dell’antico tronco se ne sono formate poi diverse statue, una delle quali si conserva nell’Altare della Cappella di San Francesco dei Frati Minori ed altre nelle Cappelle di varie Chiese dell’Ordine, e di più Monarchi nella Cristianità”. Gigli racconta anche che all’Alberino “abitò per qualche tempo alla custodia del tronco benedetto [...] Frate Bonaventura di Venere, Romito francescano”. Il fatto è in netto contrasto con la versione sopra riportata, per cui il tronco appena tagliato venne subito trasferito a San Francesco e non sostò a Ravacciano. Ciò è del resto confermato da un pagamento di 14 lire per il trasporto. La storia prosegue raccontando che nello stesso 1612 la granduchessa Cristina di Lorena fece crescere un secondo albero dalle radici da quello tagliato e ne affidò ai religiosi la custodia. Nel diario di viaggio dello scrittore inglese John Evelyn (1620-1706), si legge che "appena fuori della città, cresce un albero che, secondo la leggenda, sarebbe nato dal bordone del Santo allorché venne da costui infisso nel suolo al momento di coricarsi; e il Santo stesso al suo risveglio l'avrebbe visto cresciuto in un bell'albero. Dicono che il legno che se ne ricava, fatto bollire, sia un toccasana in diverse malattie".
Da "Pillole quotidiane di storia senese" con Roberto Cresti tutti i giorni su Siena News e su ilpalio.org